giovedì 31 gennaio 2019

BALLATA DELLE TROIE DI UNA VOLTA



Breve premessa per annoiarvi. La ballata medioevale francese è un componimento poetico strutturato in tre stanze, tutte con lo stesso giro di accordi rimici. Ciascuna stanza si compone di otto versi (ballata minore) o dieci versi (ballata maggiore), rispettivamente secondo lo schema ababbcbC e ababbccdcD. Il verso successivo alla prima quartina è detto “ripresa”, mentre l’ultimo si ripete uguale alla fine di ogni stanza, il ritornello appunto. Generalmente veniva seguita da un envoi, ovvero una strofa minore in cui si chiamava all’appello il Principe, o il proprio mecenate, una qualunque figura astratta, Gesù Cristo, il Padreterno o il diavolo in persona.
Colui che ci ha riconsegnato questa antica espressione poetica nel suo massimo splendore fu nostro papà e maître François Villon. Genio e pendaglio da forca, egli incarnò più di tutti lo spirito del suo tempo e rappresentò per la poesia francese ciò che Caravaggio è stato per la nostra pittura.
La più celebre del nostro oscuro maestro fu la “Ballata degli impiccati”, la cui danza macabra vi restituisco qui nelle note di Serge Reggiani:


Ma un altro verso riecheggia in eterno nelle orecchie dell’umanità, ed è il suo: “Mais où sont les neiges d’antan” (Dove sono le nevi di un tempo?).
Con questa sentenza inappellabile si concludevano le strofe della sua “Ballata delle dame del tempo che fu”. Qui il poeta rievoca, come in un elenco di pignoramento, le grandi donne che dal trono della Bellezza accesero la propria epoca. E alla fine di ogni stanza la tragica domanda, questo eco della condizione umana, ci ricorda come il tempo le abbia strappate via dalla storia, con tutte le loro grazie e attrattive, lasciandone solo i nomi inventariati nella sua opera.
Fra tutti i peccati che può commettere un uomo, il più imperdonabile è senz’altro quello di toccare un capolavoro con le mani insudiciate. Ed io, modestamente, me ne sono macchiato.



Si dia il caso che a quel tempo (sette o otto anni fa ormai) ero un mascalzoncello un po’ birichino, e mi sono permesso di mettere a punto una versione frivola e innocentemente oscena di questa Ballata. Ma sono ugualmente certo che il Maestro perdonerà la mia insolenza, essendo che da lui e non da altri ho appreso il gusto per lo sberleffo licenzioso.
Qui ve la ripropongo con il titolo “Ballata delle vacche di una volta”. Premetto che ho riconvertito la struttura originaria in quella della ballata maggiore (dieci versi per strofa di dieci sillabe ciascuno secondo lo schema ababbccdcd, perché, come diceva il Marchese, “quando si scherza bisogna esse seri”).
L’opera originaria, per l’impietoso confronto, ve la ripropongo subito dopo con l’aggiunta di una versione musicale fatta e interpretata da nientepopodimeno che George Brassens (come si dice…prendere due geni con una fava).

Siore e siori

BALLATA DELLE VACCHE DI UNA VOLTA


Ditemi voi dov’è Messalina
e Flora sua antenata romana
dov’é Longina e Poppea Sabina
che fotté anche l’Arma pretoriana 
e dove Clodia che in quanto a fama
non fu di certo più castigata
e poi Frine che fu denudata
in processo perché fosse assolta
dov’è Cleopatra la scellerata
dove son le vacche di una volta?
E dov’è Giovanna l’angioina
detta l’insaziabile sovrana
e Semiramide la regina
che non fu certo una puritana
dov’è Lucrezia la castellana
dove Salomé la debosciata
la qual d’una testa fu omaggiata
per qualche moina e giravolta
dov’è Cleopatra la scellerata
dove son le vacche di una volta?
Dov’è la zarina Caterina
ed Isabella la cortigiana
dove Marozia la concubina
che imbrigliò la curia vaticana
e Veronica la veneziana
la qual fu erudita e raffinata
nonché una porcona indiavolata
e più di Tullia vezzosa e dotta
dov’è Cleopatra la scellerata
dove son le vacche di una volta?

Oh voi Don Juan che ad ogni puttana
alzaste in volo la sua sottana
vi prego ditemi se è lontana
quella Taide così accalorata
che Persepoli ne fu incendiata
per qualche capriccio o luna storta
dov’è Cleopatra la scellerata
dove son le vacche di una volta?




BALLADE  DES DAMES DU TEMPS JADI

Dictes-moy où, n’en quel pays,
Est Flora, la belle Romaine ;
Archipiada, ne Thaïs,
Qui fut sa cousine germaine ;
Echo, parlant quand bruyt on maine
Dessus rivière ou sus estan,
Qui beauté eut trop plus qu’humaine ?
Mais où sont les neiges d’antan !

Où est la très sage Heloïs,
Pour qui fut chastré et puis moyne
Pierre Esbaillart à Sainct-Denys ?
Pour son amour eut cest essoyne.
Semblablement, où est la royne
Qui commanda que Buridan
Fust jetté en ung sac en Seine ?
Mais où sont les neiges d’antan !

La royne Blanche comme ung lys,
Qui chantoit à voix de sereine ;
Berthe au grand pied, Bietris, Allys ;
Harembourges, qui tint le Mayne,
Et Jehanne, la bonne Lorraine,
Qu’Anglois bruslèrent à Rouen ;
Où sont-ilz, Vierge souveraine ?…
Mais où sont les neiges d’antan !

Prince, n’enquerez de sepmaine
Où elles sont, ne de cest an,
Qu’à ce refrain ne vous remaine :
Mais où sont les neiges d’antan !

Per una versione in italiano della ballata date pure un'occhiata quiqui

Invettiva contro i bambini saputelli e presuntuosetti che si vantano di saper dipingere come Matisse


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